Violenza giovanile e perdita dell’anima: l’analisi di Mario Pollo L'esperto analizza, in un'intervista al Sir, le radici dei femminicidi, da collocare nel vuoto interiore della società

I reparti della Polizia di Stato in azione (Foto ANSA/SIR)

Gli omicidi di Sara Campanella e Ilaria Sula hanno scioccato l’opinione pubblica non solo per la loro brutalità, ma anche per l’età delle vittime e dei loro assassini: giovani che uccidono giovani. Al Sir, l’antropologo Mario Pollo ha offerto un’analisi che va oltre il dato di cronaca, individuando nelle carenze educative e nella perdita della dimensione interiore alcune delle cause profonde della violenza.

Secondo Pollo, la società odierna ha smesso di coltivare l’interiorità, ritenendo che basti la conoscenza razionale per comprendere gli altri. Tuttavia, senza un’educazione alla profondità emotiva e spirituale, i ragazzi faticano ad accettare i rifiuti e le frustrazioni, arrivando a reazioni estreme. L’assenza di un’educazione sentimentale strutturata, che aiuti a trasformare le emozioni in sentimenti maturi, lascia spazio a dinamiche di possesso e fusione distruttiva nelle relazioni.

L’antropologo sottolinea l’importanza della cultura, dell’arte e della religione come strumenti per sviluppare la consapevolezza di sé e dell’altro. Nelle scuole si insegnano le emozioni, ma manca una vera formazione alla trascendenza e alla relazione profonda. Solo attraverso maestri autentici e una revisione culturale della società sarà possibile recuperare il valore della vita e dell’altro, contrastando la spirale di violenza.

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