Turismo, la sostenibilità come mantra per il futuro Aresu (UniCa): "Nel medio-lungo termine una strategia attenta porta benefici alle imprese"

 

Il mondo cambia, per cause di forza maggiore e non. Cambiano, di conseguenza, anche i bisogni dell’ambiente e delle persone. Anche dei turisti che visitano l’isola, che ormai guardano sempre più alla sostenibilità come un valore imprescindibile nella scelta per le proprie vacanze.

Coesistenza necessaria

«Turismo e sostenibilità non solo possono, ma devono coesistere oramai – spiega il professor Simone Aresu, coordinatore del corso di Economia e Gestione dei Servizi Turistici del Consorzio Uno di Oristano – Le sfide sociali e ambientali della nostra società impongono ai vari settori di adeguarsi. Quello turistico è un settore che contribuisce alle emissioni, all’utilizzo dell’acqua, all’utilizzo dell’energia: ha, dunque, un impatto. Serve un adattamento a livello di pubblica amministrazione e di singole aziende. Il vantaggio di adeguarsi è quello di proporre un servizio a una serie di clienti interessati a questi argomenti. Ma si crea così un beneficio anche per la collettività, dato il minor impatto socio-ambientale». 

Anche perché la richiesta appare in crescita. «C’è maggiore consapevolezza rispetto al passato – conferma il professore – Ancora non basta, perché la clientela finisce spesso per essere attratta solamente dal basso costo. Va detto che alcuni aspetti possono far aumentare i costi per le aziende nel breve, ma nel medio-lungo termine c’è un beneficio da una strategia attenta alle prerogative ambientali. Come Sardegna avremmo una serie di benefici nell’attrarre turisti da Germania e paesi scandinavi che sul tema presentano una maggiore sensibilità».

Investimenti e giovani

Il margine è ancora ampio per coloro che vogliono aggiungere alla propria offerta un riguardo maggiore alla coesistenza con la natura. «C’è uno spazio da occupare in termini di adozione di queste strategie – sottolinea Aresu – Servono delle persone che aiutino le aziende ad adottarle, ma anche professionalità che aiutino le imprese a misurarne l’impatto. Talvolta c’è un marketing spinto sul tema, senza poi poter analizzare i risultati. Sarebbe utile essere in grado di misurare la riduzione delle emissioni o il risparmio idrico che segue ad alcune scelte, per fare solo due esempi». Le nuove generazioni potrebbero essere la chiave per far coesistere i temi con meno difficoltà. «I ragazzi prestano attenzione al tema – spiega Aresu – Noi cerchiamo di creare dibattito con dei seminari, invitando alla partecipazione anche le aziende. All’interno dei nostri corsi poi cerchiamo anche di far capire che la massimizzazione del reddito va bene, ma deve essere comunque in linea con quella che è la responsabilità sociale delle aziende, siano esse private o pubbliche. Questo anche perché le imprese oggi chiedono persone preparate, consapevoli delle sfide che il mondo affronta».

 

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