Una stagione turistica che si preannuncia positiva. In base alle prenotazioni quella 2025 si prospetta un’estate da record, con lo scalo aeroportuale di Cagliari pronto ad accogliere oltre 5 milioni di passeggeri. Una proiezione che, per l’assessore regionale al turismo Franco Cuccureddu, fa ben sperare gli operatori del settore turistico e alberghiero.
Assessore, i dati disponibili preannunciano una buona stagione. Ma qualche problema si pone sulla sostenibilità.
Il turismo è una materia estremamente delicata, che subisce le influenze geopolitiche come non mai. L’azione di governo del comparto va orientata su tre tipi di sostenibilità: sicuramente quella ambientale, ma anche quella sociale e quella economica, questi ultimi due aspetti di forte criticità hanno caratterizzato il fenomeno turistico in Sardegna negli ultimi anni. Siamo infatti inchiodati a un misero 8% di contributo che il turismo dà alla ricchezza della Sardegna, mentre siamo al 20% in media per quanto riguarda l’occupazione delle strutture delle camere nelle strutture ricettive alberghiere o extra alberghiere. Per questo abbiamo messo in campo una nuova strategia per cambiare il paradigma, che prevedeva di lavorare sulle settimane di spalla alla altissima stagione o sui mesi di spalla, politiche che negli ultimi 30-35 anni hanno purtroppo fallito.
Quindi, assessore, è assolutamente necessario attuare una diversa strategia?
Sì, se vogliamo che il turismo dia un contributo importante, sia in termini economici, consentendo alle entrate di sostenere gli altri servizi, la sanità in primis, sia in termini occupazionali. Chi si iscrive a un istituto alberghiero, probabilmente lavorerà per 4 o 5 mesi all’anno e dovrà mettere in conto che si prospetta per lui una vita da precario. Quello che dobbiamo far percepire è che vale la pena professionalizzarsi perché gli obiettivi e le strategie sono orientate a far sì che di turismo si possa vivere tutto l’anno, come in altri ambiti professionali. Da qui la scelta strategica di sostenere politiche in vista della settimana Santa, così come abbiamo già fatto per il Capodanno e per il Carnevale.
Riguardo a questi eventi la Regione intende quindi destagionalizzare i flussi, un tema di cui si parla da tempo.
Puntiamo su progetti che mirano ad accendere i riflettori sulla Sardegna almeno per una settimana ogni mese di bassa stagione: nessuno pensava che fosse possibile fare diventare la Sardegna meta di turismo invernale, col Capodanno in 17 piazze impegnate con i più importanti artisti nazionali. Abbiamo visto in piazza oltre 200 mila persone, ma soprattutto abbiamo avuto risonanza mediatica nazionale, con i tour operator che hanno consentito d incrementare di un terzo i voli da e per l’Isola. Tutto questo genera una domanda e anche l’offerta poi si adegua, in termini di voli e di strutture ricettive.
In questo modo quindi si prospettano nuove opportunità per le strutture ricettive?
Ciò che deve cambiare è il paradigma. Dobbiamo lavorare per tenere aperti gli alberghi tutto l’anno, quelli che naturalmente possono fare. Se la struttura opera prevalentemente in estate e non ha neppure l’impianto di riscaldamento, difficilmente potrà aprire in autunno e in inverno. I titolari di strutture che hanno tutte le dotazioni devono capire che quella di operare tutto l’anno, non solo per le poche settimane estive, rappresenta un’importante opportunità economica. Una Pasqua particolarmente alta, molto ravvicinata ad altre feste, rappresenta sicuramente una possibilità favorevole perché c’è una grande propensione sia al viaggio che alla spesa.
Roberto Comparetti (Articolo apparso sul Kalaritana Avvenire del 29 marzo)
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