Sinodo: ascolto e corresponsabilità nella Chiesa Nessun conflitto, ma un cammino condiviso, spiega al Sir il direttore nazionale delle comunicazioni sociali Vincenzo Corrado

I delegati al Sinodo (foto Siciliani-Gennari/SIR)

Oltre mille delegati da tutta Italia, 168 vescovi, 7 cardinali e più di 500 laici hanno preso parte alla seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, svoltasi a Roma dal 31 marzo al 3 aprile. Un evento segnato dall’ascolto e dalla condivisione, ma anche da alcune letture contrastanti della sua conclusione.

Alcuni media hanno parlato di «bocciatura» del documento finale e di una «ribellione» della base nei confronti dei vertici della Conferenza episcopale italiana. Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, respinge al Sir questa interpretazione: «Un’Assemblea sinodale non è un congresso partitico, dove si sviluppano correnti contrapposte […]. Il Papa lo ha sempre ricordato: “Il Sinodo non è un Parlamento”». Per Corrado, il vero messaggio è stato l’ampio ascolto reciproco e la rapidità delle decisioni: «Non ci sono state ribellioni […]. C’è stato invece un grande ascolto reciproco».

L’Assemblea è stata rinviata a novembre per permettere un ulteriore approfondimento del documento contenente le Proposizioni. Una scelta definita «eccezionale» e «matura», che dimostra l’importanza attribuita al Cammino sinodale. «La priorità assoluta è una rinnovata esigenza missionaria per sintonizzarsi con gli interrogativi odierni», spiega Corrado, sottolineando come il rinvio sia stato pensato per «ascoltare meglio e integrare emendamenti e rilievi».

Tra le questioni emerse con maggiore forza vi sono la formazione degli adulti, il ruolo delle donne e l’accompagnamento dei giovani e delle famiglie ferite. L’obiettivo, sottolinea Corrado, è quello di rafforzare «una Chiesa che vive pienamente nella comunione tra Chiese particolari».

Infine, un appello ai media, soprattutto cattolici: raccontare il percorso sinodale con fedeltà e verità, evitando letture conflittuali e restituendo la reale profondità del dibattito ecclesiale.

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