«La Sindone, la storia e i Vangeli» è il convegno promosso dalla Pastorale universitaria diocesana a Cagliari. L’appuntamento è previsto venerdì 28 marzo in Cattedrale, preceduto dalla Messa e dalla Via Crucis sindonica. La professoressa Emanuela Marinelli e don Domenico Repice, esperti di questi temi, saranno i protagonisti dell’evento, che proseguirà il giorno successivo alle 10 nella sala Benedetto XVI della Curia arcivescovile. Qui il tema trattato sarà «La Sindone, la scienza e l’iconografia». La professoressa Marinelli ha risposto ad alcune domande intervistata dall’emittente diocesana Radio Kalaritana.
Qual è l’aspetto che più ancora affascina della Sindone?
Certamente la Sindone continua ad affascinare per il mistero dell’immagine umana impressa in questo telo in maniera singolare, è questo che sorprende, perché è un lenzuolo funebre avvolto a un cadavere, c’è il sangue di quest’uomo ferito e ucciso. La cosa sorprendente è che questo cadavere non è rimasto nel lenzuolo, ma c’è invece impressa la sua immagine in negativo, come un negativo fotografico.
Che cosa significa?
Fotografando la Sindone noi possiamo tornare a rivedere questo corpo che in tutto e per tutto ci narra la stessa storia che i vangeli ci dicono per la passione di Gesù, quindi c’è una coincidenza singolare: è stato flagellato, è stato coronato di spine, è stato trafitto da chiodi ai polsi e ai piedi, è stato trafitto al costato. Inoltre non è rimasto avvolto nel lenzuolo dove ha impresso un’immagine, ci dicono oggi gli studiosi, come se avesse emesso una potentissima luce.
Questo oggetto avvicina anche al mistero della resurrezione?
Sabato scorso il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e custode della Sindone, nella conferenza stampa di presentazione delle attività che ci saranno in città il 3 e 4 maggio, ha detto con nostra piacevole sorpresa che si tratta di un calco della risurrezione. Parole forti, parole belle, parole vere che ci hanno riempito di gioia perché è così. Nella sindone è stampata l’immagine di quel momento in cui Gesù ha abbandonato il lenzuolo ma ci ha lasciato la sua immagine.
Oltre al convegno è previsto in Cattedrale anche un momento d’incontro con gli studenti.
Sì, con don Repice, che è anche coautore di due miei libri. Racconteremo che accanto alle ricerche scientifiche c’è tutta la parte storica, iconografica e teologica. Analizzando i dettagli si vede che è un volto che ha ricevuto pugni, percosse, ha battuto il viso a terra, c’è addirittura terra insieme al sangue sul naso, perché è caduto, però appare stranamente con una serenità maestosa. questo ci invita a chiederci chi è per me Gesù, non è una curiosità archeologica, ma è un impegno, un coinvolgimento della nostra vita.
Anna Maria Marras (Articolo apparso sul Kalaritana Avvenire del 23 marzo)
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