
Gigi de Palo (Foto Fondazione per la natalità)
L’Italia si trova ad affrontare una delle sfide più urgenti della sua storia: il drastico calo della natalità. Secondo i recenti dati Istat, il tasso di nascite ha raggiunto i minimi storici, mettendo a rischio la sostenibilità economica e sociale del Paese. Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità, lancia un appello accorato affinché si intervenga con politiche impattanti, concrete e durature.
«Non possiamo più limitarci a misure temporanee come bonus e piccoli interventi frammentati nei bilanci nazionali. Se vogliamo davvero invertire la tendenza, dobbiamo destinare i prossimi dieci bilanci dello Stato alla natalità», ha dichiarato De Palo, sottolineando che la crisi demografica colpisce l’intero sistema italiano, dalla sanità alle pensioni, passando per la crescita economica.
Il fenomeno non riguarda solo la riduzione delle nascite, ma anche la fuga dei giovani italiani all’estero. «Troppi giovani lasciano l’Italia per cercare migliori opportunità lavorative e di vita altrove. Fino a quando mettere al mondo un figlio sarà una delle principali cause di impoverimento, la situazione non potrà migliorare», ha aggiunto De Palo.
Un elemento chiave per affrontare questa emergenza è una nuova visione dell’immigrazione. De Palo propone una «via italiana» che superi il dibattito ideologico su porti aperti o chiusi. «Occorre un piano che favorisca sia le famiglie italiane sia una gestione intelligente dell’immigrazione. Politiche familiari adeguate devono andare di pari passo con misure che rendano l’Italia un Paese attrattivo non solo per chi cerca lavoro, ma anche per chi desidera stabilità e sicurezza», ha spiegato.
La quinta edizione degli Stati Generali della Natalità, prevista per il 27 e 28 novembre, affronterà proprio questi temi con il titolo significativo «Cambiare Paese o cambiare il Paese?». De Palo invita sindacati, aziende, associazioni e istituzioni a unirsi per una strategia comune, superando le divisioni ideologiche per il bene del Paese. «Non è più il tempo di giocare in difesa, ma di progettare il futuro insieme», ha concluso.
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