
Un gruppo di siriani impegnato con la Caritas (Foto Youth Project)
Dopo 14 anni di guerra civile, la Siria volta pagina con un fragile governo di transizione e un popolo stanco, ma non arreso. Tra i protagonisti della rinascita ci sono i giovani, come Jacklin Kikolof, coordinatrice del Centro Giovani a Damasco, attivo dal 2019 nella formazione alla pace e alla convivenza.
«Sogno una Siria in cui ogni voce venga ascoltata», racconta al Sir. «Vorrei vedere i nostri figli crescere in un Paese senza paura, dove possano costruire ponti invece di vivere tra le macerie». Per lei, la diversità non è un ostacolo, ma un tesoro: «La croce al mio collo e l’hijab della mia compagna non siano solo simboli di paura, ma parti di una storia complessa che rielaboriamo insieme».
Il Centro Giovani promuove iniziative che curano le ferite del conflitto, come l’arte terapia interreligiosa o il «Truth Café». «Ogni giorno assistiamo a piccoli miracoli: giovani di tutte le provenienze creano insieme, trasformando le differenze in legami di unità».
In questo clima, prende forma anche la nuova Costituzione: «La stiamo scrivendo discutendo davanti a una tazza di tè, nei gruppi WhatsApp e nelle assemblee di quartiere», spiega Kikolof. «Non sarà imposta dall’alto, ma nascerà anche dalle voci dei giovani siriani che si rifiutano di dimenticare il passato, ma non vogliono esserne prigionieri».
«La Siria ha bisogno dell’ossigeno puro della giustizia, del latte della riconciliazione, e del caldo abbraccio della diversità», aggiunge. «Noi, giovani siriani, abbiamo le chiavi per il futuro. E intendiamo usarle».
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