
I medici con l’Africa Cuamm (foto sito internet Cuamm)
In occasione del Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità, che si conclude domani a San Pietro, don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, ha rilasciato un’intervista al Sir nella quale racconta l’impegno umanitario e sanitario in Africa, vissuto come autentica espressione dell’amore cristiano.
Curare nel continente africano, spiega Carraro, non è solo un atto medico, ma anche spirituale. «Curare diventa un gesto di amore in nome di Gesù», ha affermato nell’intervista. In un contesto dove la sofferenza è palpabile e la carenza di mezzi drammatica, la presenza di un medico rappresenta spesso la differenza tra vita e morte.
Il Cuamm agisce da anni accanto a mamme e bambini per contrastare la mortalità da parto e infantile, portando speranza concreta attraverso la cura e la vicinanza nel momento più prezioso della vita. Don Carraro sottolinea che l’Africa non chiede carità, ma opportunità, come l’accesso allo studio e alla formazione sanitaria. A tal fine, l’ong ha avviato scuole per infermieri e ostetriche e una facoltà di Medicina in Mozambico. Tuttavia, i tagli ai fondi Usaid imposti dagli Stati Uniti stanno già compromettendo progetti fondamentali, come le vaccinazioni per migliaia di bambini.
Il sacerdote auspica che il Giubileo sia un’occasione di «liberazione», che aiuti a superare la logica dello sfruttamento a favore di una vera solidarietà internazionale. Solo costruendo insieme un futuro fondato sulla fraternità e non sull’interesse economico sarà possibile garantire salute e dignità ai popoli più fragili.
© Copyright Kalaritana Media