
Energia, materie prime e tecnologie sono oggi elementi sempre più strategici in uno scenario internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e mercati instabili. È stato questo il tema al centro del convegno dedicato alla sicurezza energetica e tecnologica organizzato dall’Università degli Studi di Cagliari, che ha posto l’attenzione sul ruolo dell’ingegneria chimica nell’affrontare le nuove sfide produttive.
«Dal convegno – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana il professor Nicola Lai, docente del corso di laurea in Ingegneria Chimica – è emerso con chiarezza che energia, materie prime e tecnologie sono diventate questioni strategiche. Le tensioni internazionali incidono sul costo dell’energia, sulla disponibilità dei materiali e sulla capacità delle imprese di continuare a produrre. Per la Sardegna questi aspetti sono ancora più rilevanti, perché l’insularità rende il sistema produttivo maggiormente esposto alle difficoltà di approvvigionamento e all’aumento dei costi energetici».
Secondo il docente, gli effetti sono particolarmente evidenti nei comparti agroalimentare e agricolo, eccellenze dell’economia regionale che risentono direttamente dell’incremento dei costi di produzione. In questo contesto l’ingegneria chimica assume un ruolo sempre più centrale.
«L’ingegnere chimico – ha detto Lai – progetta e ottimizza i processi produttivi affinché consumino meno energia, utilizzino in modo più efficiente le materie prime e siano in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. In questo modo le imprese possono diventare più competitive, sostenibili e resilienti».
Il convegno ha inoltre evidenziato come la figura dell’ingegnere chimico abbia ormai superato il tradizionale legame con il settore petrolchimico. «Oggi – ha ricordato il docente – opera in numerosi ambiti: energie rinnovabili, materiali avanzati, agroalimentare, farmaceutico e biotecnologie. Per questo preferiamo parlare sempre più spesso di ingegnere di processo, una figura capace di progettare, ottimizzare e gestire i processi industriali con particolare attenzione all’efficienza, alla sicurezza e alla sostenibilità».
Un altro tema affrontato riguarda la formazione universitaria e la necessità di avvicinare i giovani alle discipline STEM.
«Molti studenti – ha sottolineato ancora il professor Lai – temono materie come la matematica, ma non bisogna scoraggiarsi. L’accesso ai corsi di ingegneria prevede il TOLC, un test che serve a valutare la preparazione iniziale. Eventuali lacune non impediscono l’iscrizione: l’Università organizza corsi di riallineamento e percorsi di recupero proprio per accompagnare gli studenti nel loro percorso».
Le prospettive occupazionali confermano l’interesse del mercato. «Circa il 90% dei nostri laureati – ha specificato – trova lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo. È il risultato di una formazione trasversale che consente di operare in numerosi settori strategici».
Particolarmente significativo anche il dato sull’inclusione.
«Nel nostro corso di laurea – ha concluso Lai – la presenza femminile e maschile è sostanzialmente equilibrata, con una ripartizione vicina al 50%. È un risultato importante, soprattutto in un percorso ingegneristico, e dimostra come l’ingegneria chimica sia oggi un ambiente aperto, moderno e attrattivo per tutti i giovani».
Qui l’intervista integrale a Radio Kalaritana

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